Contenuti per adulti
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Trascino le dita su pensieri informi.
La mente s’asciuga del superfluo.
Una caduta senza attrito investe il corpo:
scivolo nell'attimo dove il concetto si mischia.
Un nodo di senso inghiotte i confini.
Nuoto nella rarefatta sensazione di stati intermedi.
Per poco.
Troppo poco.
Riaffioro come olio sull’acqua,
lucido,
unto di rancida coscienza.
Il respiro non asciuga la percezione.
Ricerco quell'istante che conosco:
ha il sapore senza volto dell'acqua,
il brusio del tempo sperduto,
i contorni di un punto nello spazio nero.
Eppure
attriti costanti bloccano la mia caduta,
mi scuoiano la discesa,
mi ridanno nome, ora, pelle.
Impreco le ore in cui mi ritrovo.
Fossi svanito non lo rimpiangerei.
Coriandoli di luce striano lo sguardo
e lacrime vuote impastano il momento.
A fondo sono sceso
per trovare quello che a galla non vedo:
la depressione,
la curva minima dove l'orizzonte sprofonda.
Distinta è la pazzia che mi culla.
Parole di plastica non bastano
a condurre un impulso.
Scarto la coscienza
come scavando nell’acqua.
Se potessi allungare quel punto infinitesimo
— tenerlo aperto come un mai-finito —
ma chi capirebbe
delle parole inspiegabili?
Rotolo con gesti convulsi su tasti indifferenti,
nascondo le certezze dentro le tasche.
E fosse anche ora che dicessi basta.
Torno immutato a guardare l'orizzonte.